REGNO DEL MAROCCO
Relazioni Internazionali · Opinione Pubblica · Analisi Socio-Politica — Giugno 2026
Introduzione generale
Il Marocco è un regno situato nell'Africa nord-occidentale, al crocevia tra Europa,
Africa subsahariana e mondo arabo. Con circa 37 milioni di abitanti e una
monarchia costituzionale guidata da Re Mohammed VI dal 1999, il Paese persegue
una politica estera pragmatica e multivettoriale. La questione del Sahara
Occidentale rimane il principale fattore che condiziona le relazioni internazionali.
La presente relazione analizza le relazioni internazionali del Marocco per
categoria (alleati, amici, nemici, neutrali), i Paesi che vorrebbero la caduta del
regime monarchico, e l'opinione pubblica interna sulla monarchia, sulla gestione
economica e sul sistema del Makhzen. I dati sull'opinione pubblica sono stime
basate su sondaggi internazionali (Arab Barometer, Afrobarometer, Transparency
International) e analisi accademiche, tenendo conto che in Marocco la libertà di
espressione politica è limitata.
Distribuzione statistica — Relazioni
internazionali
Considerando l'insieme dei Paesi con cui il Marocco intrattiene relazioni, circa il
18% rientra nella categoria degli alleati strategici, con accordi di difesa, sostegno
sulla questione del Sahara e cooperazione intensa. Il 20% rappresenta Paesi amici
e partner con cui si sviluppa una cooperazione economica e un dialogo diplomatico
costruttivo. Solo il 10% dei Paesi si trova in una situazione di tensione o conflitto
strutturale con Rabat, con relazioni interrotte o gravemente compromesse. La
larga maggioranza — il 52% — è composta da Paesi neutrali o con rapporti
limitati, che mantengono relazioni commerciali senza prendere posizione sulla
questione del Sahara.
Relazioni Internazionali del Marocco
Elaborazione su dati diplomatici e ONU, 2026
Sezione 1 — Paesi alleati strategici (18%)
Gli alleati strategici del Marocco sono Paesi con cooperazione privilegiata,
sostegno diplomatico reciproco e accordi di difesa o partnership strategiche
consolidate.
Gli Stati Uniti rappresentano l'alleato più solido: il legame risale al Trattato del
1787, si è rafforzato con gli Accordi di Abramo nel 2020, con il riconoscimento
americano della sovranità marocchina sul Sahara, con le esercitazioni militari
congiunte "African Lion" e con l'accordo di libero scambio del 2006. La Francia è il
partner commerciale numero uno, con 1,5 milioni di marocchini residenti in
territorio francese e il formale riconoscimento del piano di autonomia per il Sahara
avvenuto nel 2024. La Spagna ha consolidato la propria posizione con accordi su
immigrazione e sicurezza, riconoscendo il piano di autonomia nel 2022.
Nel contesto regionale, l'Arabia Saudita è alleata in quanto monarchia sunnita con
interessi comuni nel contenimento dell'Iran e nella coalizione in Yemen. Gli
Emirati Arabi Uniti hanno investito miliardi di dollari in Marocco nei settori
immobiliare, turistico e finanziario. Il Qatar mantiene relazioni stabili e
investimenti crescenti dopo la normalizzazione seguita alla crisi del Golfo del
2017. Israele è diventato un alleato recente dopo gli Accordi di Abramo del 2020,
con cooperazione in ambito militare, intelligence e tecnologia. In Africa, Senegal e
Costa d'Avorio sono alleati chiave attraverso accordi bancari (Attijariwafa Bank),
pesca, agricoltura e sostegno nell'Unione Africana.
Sezione 2 — Paesi amici e partner (20%)
La Germania collabora con il Marocco soprattutto nell'idrogeno verde, nella
cooperazione sulla migrazione e nel settore automotive. Il Regno Unito mantiene
un accordo commerciale post-Brexit firmato nel 2019 e coopera sulla sicurezza nel
Mediterraneo. La Turchia ha instaurato un'area di libero scambio e collabora sul
piano militare, condividendo interessi nell'espansione del mercato africano.
La Cina, nell'ambito della Belt and Road Initiative, ha investito nelle infrastrutture
del porto di Tanger Med e registra scambi commerciali superiori a 5 miliardi di
dollari l'anno. La Russia mantiene un rapporto definito "ambivalente": fornisce
grano e fertilizzanti, il Marocco si è astenuto nelle votazioni ONU sull'Ucraina, ma
non esiste alcuna alleanza politica formale. Giappone e Corea del Sud sono partner
economici nel settore automotive, manifatturiero e tecnologico, e sostengono il
piano di autonomia per il Sahara. L'India è partner commerciale per fosfati e
farmaceutica, mantenendo una posizione neutrale sulla questione del Sahara.
Nigeria, Ghana e Kenya sono partner africani di rilievo, coinvolti nel progetto del
gasdotto Nigeria-Marocco (NMGP) e in relazioni commerciali crescenti.
Sezione 3 — Paesi in tensione o relazione
negativa (10%)
L'Algeria rappresenta la tensione più profonda e strutturale: le relazioni
diplomatiche sono interrotte, il confine è chiuso dal 1994, e Algeri è il principale
sostenitore e finanziatore del Fronte Polisario. Le accuse reciproche di spionaggio
— incluso il caso dello spyware Pegasus — hanno ulteriormente avvelenato il
clima. L'Iran mantiene relazioni interrotte dopo le accuse del 2018 di armamento
del Polisario attraverso Hezbollah, in un contesto di tensione tra l'identità sunnita
marocchina e l'asse sciita iraniano.
Il Fronte Polisario è la principale entità non statale in conflitto diretto con Rabat: il
suo obiettivo dichiarato è l'indipendenza del Sahara Occidentale, che implica la
fine del controllo monarchico sul territorio, perseguita attraverso guerriglia e
pressione diplomatica internazionale. Il Sudafrica riconosce la Repubblica Araba
Sahrawi Democratica (RASD) ed è il principale sostenitore del Polisario in seno
all'Unione Africana e all'ONU. Cuba, Venezuela e Nicaragua riconoscono anch'essi
la RASD per solidarietà storica con i movimenti di liberazione. La Libia rimane un
caso a sé per via della sua frammentazione politica interna, con fazioni diverse che
mantengono posizioni contrastanti nei confronti di Rabat.
Sezione 4 — Paesi neutrali o con rapporti
limitati (52%)
Il Brasile mantiene una posizione neutrale con vocazione economica, acquistando
fosfati ma oscillando sulla questione del Sahara. Il Messico aveva in passato
riconosciuto la RASD, ma ora adotta un atteggiamento pragmatico. I Paesi
scandinavi sono critici sui diritti umani nel Sahara pur mantenendo relazioni
diplomatiche regolari. La Svizzera, nella sua tradizione di neutralità, ospita i
negoziati ONU e intrattiene relazioni commerciali positive con Rabat.
Indonesia, Malaysia e Pakistan condividono con il Marocco una solidarietà islamica
nell'ambito dell'Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OCI), ma i rapporti
commerciali restano limitati e nessuno dei tre ha assunto una posizione netta sul
Sahara. I Paesi dell'Europa dell'Est, Australia, Nuova Zelanda e la maggior parte
dell'America Latina e dell'Asia Centrale si collocano nella stessa categoria:
relazioni formali, scambi commerciali settoriali e assenza di posizione ufficiale
sulla questione del Sahara.
Sezione 5 — Paesi che vorrebbero la caduta del
regime monarchico
La lista seguente comprende i Paesi, i governi e le entità politiche che — per
ragioni ideologiche, geopolitiche o di rivalità regionale — auspicano o lavorano
attivamente per destabilizzare la monarchia marocchina o favorirne
l'indebolimento. Va precisato che nessuno Stato dichiara apertamente tale
obiettivo: si tratta di posizioni deducibili dalle azioni concrete di politica estera,
dal supporto a movimenti d'opposizione o separatisti, e dalle dichiarazioni ufficiali.
L'Algeria opera con intensità massima: è il principale sostenitore del Polisario, ne
finanzia e arma il Fronte, alimenta la destabilizzazione nella regione del Rif e
conduce campagne mediatiche anti-monarchia attraverso le televisioni di Stato.
L'Iran agisce con alta intensità attraverso il supporto a movimenti sciiti minoritari
in Marocco, l'alleanza con Algeri e l'uso di Hezbollah come braccio operativo nella
regione. Il Fronte Polisario, come entità non statale, ha per obiettivo dichiarato la
fine del controllo monarchico sul Sahara Occidentale, perseguito attraverso
guerriglia e pressione diplomatica internazionale.
La Russia opera in modo indiretto e moderato, fornendo sostegno tattico
all'Algeria e coltivando un interesse strategico a destabilizzare i Paesi alleati degli
USA nel Mediterraneo, senza però agire direttamente contro la monarchia. Cuba e
Venezuela si collocano su un piano puramente ideologico e privo di capacità
operativa concreta nella regione. I movimenti jihadisti (ISIS e AQMI)
rappresentano invece una minaccia ad alta intensità con obiettivo dichiarato di
abbattere le monarchie arabe definite "collaborazioniste" con l'Occidente: in
Marocco sono stati sventati diversi attentati e il reclutamento online di cittadini
marocchini rimane attivo.
Il movimento Hirak Rif — nato nelle proteste del nord del Paese tra il 2016 e il
2017, duramente represso e ora latente con simpatie nella diaspora europea —
rappresenta una pressione interna di intensità moderata. Alcuni ambienti europei
(ONG e media) esercitano una pressione indiretta e di bassa intensità attraverso
campagne sui diritti umani, la libertà di stampa e i detenuti politici, senza tuttavia
perseguire alcun obiettivo di cambio di regime.
La monarchia marocchina gode di una stabilità strutturale solida, basata su tre
pilastri: la legittimità religiosa del Re come Comandante dei Fedeli (Amir al-
Mu'minin), il consenso delle élite economiche e militari (il Makhzen), e il sostegno
esterno delle potenze occidentali. Nessuno degli attori sopra elencati ha la
capacità reale di rovesciare il regime nel breve-medio termine. Il rischio principale
è endogeno: il malcontento socio-economico delle fasce giovanili e delle regioni
periferiche — il Rif e il sud — potrebbe, in assenza di riforme, alimentare
movimenti destabilizzanti.
Sezione 6 — Opinione pubblica: posizione verso
la monarchia
I dati che seguono sono stime basate su Arab Barometer (2022–2024),
Afrobarometer e analisi accademiche. È importante premettere che in Marocco la
critica aperta alla monarchia costituisce reato penale ai sensi dell'articolo 267 del
codice penale, pertanto i dati sottostimano probabilmente l'opposizione reale.
Circa il 63% della popolazione si dichiara attivamente favorevole a Re Mohammed
VI: la monarchia è percepita come garante di stabilità, identità nazionale e islam
moderato, con un radicamento particolarmente forte nelle aree rurali, nelle classi
medio-alte e tra gli anziani. Il 22% si mostra neutro o indifferente, concentrato
sulla sopravvivenza economica quotidiana — una categoria prevalente tra i giovani
delle periferie urbane non politicizzati. Il restante 15% è critico o contrario: chiede
riforme costituzionali profonde o un sistema repubblicano, ed è concentrato tra
attivisti, giovani istruiti, diaspora europea e il movimento Hirak Rif. Questa fascia
tende all'autocensura per timore di repressione.
Popolo Marocchino: Posizione verso la Monarchia
Fonte: Arab Barometer 2022–2024, Afrobarometer
Il 63% di consenso alla monarchia è un dato apparentemente alto ma va
contestualizzato: in un sistema dove la critica al Re è penalmente perseguita, molti
cittadini si dichiarano favorevoli anche se non lo sono. Il vero indicatore è la
partecipazione alle proteste — Hirak 2016–2017 e Primavera Araba 2011 — in
entrambi i casi significative ma mai sufficienti a raggiungere la massa critica
necessaria per minacciare il regime.
Sezione 7 — Opinione pubblica: soddisfazione
economica
I dati che seguono sono stime basate su Afrobarometer Round 9 (2022), Arab
Barometer Wave VII (2023) e dati World Bank sulla percezione della
disuguaglianza in Marocco. Il PIL pro capite marocchino è circa 3.800 dollari
(2024), con forti disuguaglianze regionali e generazionali.
Circa il 54% della popolazione percepisce la gestione economica come
insoddisfacente: disoccupazione giovanile al 35%, inflazione, costo della vita
elevato, corruzione e concentrazione della ricchezza nelle élite vicine al Makhzen
sono i fattori più citati. Il 28% si colloca in una posizione neutrale o parzialmente
soddisfatta: riconosce i miglioramenti nelle infrastrutture — autostrade, TGV,
porto di Tanger Med — ma rimane critico sulla distribuzione dei benefici e
sull'accesso ai servizi. Solo il 18% si dichiara soddisfatto della situazione
economica: si tratta delle classi medio-alte e degli imprenditori che beneficiano
dell'apertura economica, del turismo e degli investimenti stranieri, concentrati
nelle grandi città come Casablanca, Rabat e Marrakech.
Soddisfazione Economica del Popolo Marocchino
Fonte: Afrobarometer Round 9, Arab Barometer
Wave VII, World Bank
Il malcontento economico è il principale fattore di rischio per la stabilità del
regime. Il Marocco ha realizzato grandi infrastrutture — il TGV Tanger-Casablanca
è il primo in Africa, il porto di Tanger Med è il più grande del continente — ma i
benefici non sono percolati verso le fasce popolari. La disoccupazione giovanile
superiore al 35% alimenta emigrazione, radicalizzazione e proteste latenti. La
siccità ricorrente colpisce l'agricoltura, che rappresenta il 14% del PIL,
aggravando la povertà rurale.
Sezione 8 — Opinione pubblica: rapporto con il
Makhzen
Il Makhzen è il sistema di potere informale che circonda la monarchia: élite
politiche, economiche, militari e religiose legate al Re da rapporti di fedeltà e
patronage. Non è un'istituzione formale ma una rete di potere reale che permea
ogni settore della vita pubblica marocchina.
Circa il 35% della popolazione è convintamente favorevole al Makhzen: si tratta
dei beneficiari diretti o indiretti del sistema — funzionari, imprenditori con
contratti pubblici, militari, clero ufficiale, notabili locali — che lo sostengono
perché ne traggono vantaggi concreti. Il 38% è contrario ma subisce per paura:
marocchini consapevoli delle disfunzioni del sistema — corruzione, nepotismo,
impunità delle élite — ma che non si esprimono pubblicamente per timore di
rappresaglie legali, lavorative o sociali. Il 27% si oppone apertamente: attivisti,
giornalisti, avvocati, accademici, diaspora e giovani politicizzati che criticano il
Makhzen e che spesso hanno subito arresti, processi o l'esilio. Tra questi figurano
Nasser Zefzafi (Hirak Rif) e Omar Radi (giornalista).
Popolo Marocchino: Rapporto con il Makhzen
Fonte: elaborazione su Arab Barometer, Amnesty
International, Reporter Senza Frontiere
La categoria "contro ma per paura" è la più importante per comprendere la
stabilità apparente del Marocco. Il codice penale criminalizza l'oltraggio al Re (art.
267, fino a 5 anni di reclusione), la critica all'Islam come religione di Stato e
qualsiasi contestazione dell'integrità territoriale, inclusa la questione del Sahara
Occidentale. Questo sistema legale — combinato con la sorveglianza digitale
emersa con il caso Pegasus nel 2021 — crea un clima di autocensura diffusa che
rende impossibile misurare con precisione il dissenso reale.
Il caso più emblematico è quello di Nasser Zefzafi, leader dell'Hirak Rif,
condannato a 20 anni di carcere nel 2018 per aver guidato proteste pacifiche nel
nord del Paese. Analogamente, il giornalista Omar Radi è stato condannato a 6
anni nel 2021 con accuse ritenute politicamente motivate da Amnesty
International e Reporter Senza Frontiere.
Conclusioni e analisi prospettica
Il Marocco presenta un quadro internazionale in netto miglioramento: gli alleati
sono solidi, il riconoscimento del piano di autonomia per il Sahara guadagna
terreno, e l'economia cresce. Tuttavia, il divario tra la narrativa ufficiale di
stabilità e successo e la realtà percepita dalla maggioranza della popolazione è il
principale fattore di vulnerabilità strutturale del regime.
Sul piano della politica estera i punti di forza sono le alleanze diversificate, il
riconoscimento crescente della posizione sul Sahara e il ruolo di hub africano; le
debolezze riguardano la dipendenza dall'Occidente, il conflitto irrisolto con
l'Algeria e le pressioni legate alla questione di Gaza. Sul piano economico il
Marocco può contare su Tanger Med — il primo porto africano — sul TGV, sugli
investimenti stranieri e sulle riserve mondiali di fosfati; ma deve fare i conti con
una disoccupazione giovanile al 35%, le disuguaglianze strutturali, la siccità
ricorrente e la dipendenza energetica dall'estero.
Sul piano interno la monarchia ha a favore la sua solida stabilità, la legittimità
religiosa e il consenso delle élite; i punti di debolezza sono l'autocensura sistemica,
la repressione dell'opposizione, la corruzione e l'opacità del Makhzen. Dal punto di
vista sociale, l'islam moderato, una popolazione giovane e una diaspora dinamica
sono risorse preziose, ma il dissenso represso, la fuga dei cervelli e il profondo
divario urbano-rurale restano sfide irrisolte.
In prospettiva, la sostenibilità del sistema dipenderà dalla capacità della
monarchia di tradurre la crescita economica aggregata in benessere diffuso,
garantire spazi minimi di espressione politica e gestire la transizione
generazionale di una popolazione in cui il 40% ha meno di 25 anni. Un'eventuale
apertura democratica controllata sarebbe il percorso più sicuro per la stabilità a
lungo termine del regime.
Aggiungi commento
Commenti